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Industria, impegno sociale e trasformazione del paese

Il marchese Giuseppe Roi e Cavazzale

La vicenda dell’imprenditore che fece del Canapificio Roi una realtà di rilievo nazionale e contribuì a trasformare Cavazzale da paese rurale a comunità industriale.

Ritratto del marchese Giuseppe Roi
Il marchese Giuseppe Roi
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Quattro generazioni, un solo nome

Per comprendere la storia dei Roi è necessario distinguere quattro componenti della famiglia che portarono lo stesso nome. Il cavaliere Giuseppe Roi (1828–1889) trasformò l’attività familiare in una grande impresa e costruì lo stabilimento di Cavazzale. Suo figlio, il marchese Giuseppe Roi (1863–1926), fu protagonista della vita industriale, politica e sociale vicentina: è a lui che è dedicato questo articolo.

Dal matrimonio del marchese con Teresa Gina Fogazzaro nacque Giuseppe Gino Roi (1894–1947), che sposò Antonia Lonigo di San Martino e dal 1929 proseguì la gestione del canapificio insieme al fratello Antonio. La quarta generazione fu rappresentata da Giuseppe “Boso” Roi (1924–2009), ultimo erede della famiglia, coinvolto nella fase conclusiva dell’impresa e divenuto celebre soprattutto come mecenate. Quattro uomini, dunque, un solo nome e ruoli diversi nella storia della famiglia e di Cavazzale.

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Dall’apprendistato alla guida dell’impresa

Il marchese Giuseppe Roi nacque a Vicenza nel 1863. A quattordici anni lasciò gli studi per affiancare il padre e acquisì sul campo le conoscenze necessarie a guidare l’impresa. Alla morte del genitore, nel 1889, i beni passarono ai figli Irene, Giuseppe, Gaetano e Giulio: Giuseppe diresse lo stabilimento di Cavazzale, mentre Gaetano seguì quello di Debba.

L’attività dei Roi aveva avuto origine da un mulino chiamato “il Folletto”, acquistato nel 1873 dal conte Giangiorgio Trissino dal Vello d’Oro. Nel 1875 il cavaliere Roi lo demolì e costruì il primo nucleo del canapificio, operativo dal gennaio 1876. Il nuovo stabilimento introdusse l’industria in un territorio ancora prevalentemente agricolo.

Nel 1888 Giuseppe sposò Teresa Gina Fogazzaro, figlia dello scrittore e senatore Antonio Fogazzaro. Dal matrimonio nacquero Irene, Margherita, Giuseppe Gino, Bianca e Antonio. L’unione accrebbe il prestigio dei Roi e li inserì in una fitta rete di rapporti tra industria, cultura e politica.

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Il Canapificio Roi e la trasformazione di Cavazzale

Sotto la guida del marchese, il Canapificio Roi divenne il più importante del Veneto e uno dei pochi in Italia dotati di un ciclo completo, dalle prime lavorazioni alla tessitura. I prodotti erano venduti in Italia e all’estero. Per garantirsi la materia prima, Roi acquistò ampi terreni nel Ferrarese, principale area italiana di coltivazione della canapa.

La fabbrica cambiò profondamente Cavazzale: offrì occupazione a numerose famiglie, richiamò lavoratori e favorì il passaggio da una società rurale a una comunità industriale. Lo stabilimento incise sull’abitato, sulle abitudini e sulla vita quotidiana, diventando uno dei principali motori della trasformazione moderna del paese.

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Impegno sociale e attenzione ai lavoratori

Come Alessandro Rossi e Gaetano Marzotto, Roi riteneva che l’impresa dovesse contribuire anche al miglioramento delle condizioni dei lavoratori. Fece costruire un villaggio operaio con oltre sessanta abitazioni e promosse servizi educativi e ricreativi. Dal 1922 progettò una nuova sede per l’asilo e la scuola di lavoro, con spazi per lo svago e una sala teatrale; il dopolavoro organizzava inoltre attività sportive e una filodrammatica.

Il suo impegno si ispirava ai principi sociali della «Rerum Novarum» di Leone XIII. Nel 1901 il pontefice gli conferì il titolo ereditario di marchese, riconosciuto nel 1925 anche da Vittorio Emanuele III, premiandone l’attenzione verso le classi meno abbienti.

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L’attività politica e il legame con il paese

Roi fu sindaco di Vicenza e, dal 1913 al 1919, deputato per il collegio di Thiene-Asiago. Fu inoltre Grande Ufficiale degli Ordini della Corona d’Italia e dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Il rapporto con Cavazzale è testimoniato anche dalla toponomastica. Con deliberazione del Consiglio comunale del 1º aprile 1910 gli venne dedicata la principale strada del paese. Via Giuseppe Roi inizia all’incrocio con via Chiesa e via Zanella e prosegue fino al ponte sul Lariolo, oltre il quale assume il nome di via Cà dell’Oro. L’intitolazione, avvenuta quando l’imprenditore era ancora in vita, mostra quanto fosse già riconosciuta l’importanza del suo contributo allo sviluppo locale.

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La morte e l’eredità del Canapificio

Il marchese Giuseppe Roi morì a Roma il 3 dicembre 1926, a sessantatré anni. Le imponenti esequie testimoniano la considerazione raggiunta. Nel secondo dopoguerra la canapa entrò però in crisi e lo stabilimento chiuse nel 1957. Gli edifici passarono alla SIVI e poi alla General Electric, che li utilizzò come centro logistico fino al 2005.

Il Canapificio Roi non fu soltanto una fabbrica. Attraverso il lavoro, le abitazioni operaie, la scuola, l’asilo, il teatro e le attività ricreative, l’impresa influì sulla crescita economica e sociale della comunità. Ancora oggi il nome del marchese Giuseppe Roi, affidato alla strada principale di Cavazzale, ricorda un uomo e una famiglia che contribuirono in modo decisivo a collegare la storia locale alla grande stagione industriale vicentina.