Il medico poeta al servizio del territorio
Dott. Girolamo Selmo (1869–1963)
Medico condotto, ufficiale sanitario, poeta e scrittore, Girolamo Selmo servì per trentasei anni le comunità di Monticello, Cavazzale e Vigardolo.

Formazione e servizio medico
Il dottor Girolamo Selmo nacque a Montorso Vicentino il 30 novembre 1869 e morì a Thiene il 12 marzo 1963, all’età di novantatré anni. Medico, ufficiale sanitario, poeta e scrittore, attraversò quasi un secolo di storia lasciando un ricordo particolarmente profondo nella comunità di Monticello Conte Otto, dove esercitò la professione per ben trentasei anni.
Trascorse l’adolescenza nel paese natale, immerso in quel paesaggio naturale che sarebbe diventato una delle principali fonti d’ispirazione della sua poesia. La sua formazione scolastica, culturale e scientifica iniziò nel Seminario di Vicenza e proseguì all’Università di Padova, dove completò gli studi di medicina.
Come avveniva frequentemente per i medici condotti dell’epoca, la professione lo portò a trasferirsi in diverse località della provincia di Vicenza. Prestò servizio a Tonezza, Monticello Conte Otto, Caltrano e Thiene, svolgendo anche successivi incarichi di supplenza. Fu però il lungo periodo trascorso nel nostro Comune a segnare maggiormente la sua esperienza umana e professionale.
Per trentasei anni il dottor Selmo rappresentò un punto di riferimento per le famiglie di Monticello, Cavazzale e Vigardolo. In un tempo nel quale l’assistenza sanitaria era molto diversa da quella attuale, il medico condotto non si limitava a visitare gli ammalati: conosceva personalmente la popolazione, entrava nelle case, seguiva intere generazioni e interveniva spesso in condizioni difficili, con mezzi limitati e su un territorio prevalentemente rurale.
Le emergenze sanitarie e la salute pubblica
Selmo fu ricordato come un medico disponibile, sensibile e generoso, capace di ascoltare e di diventare confidente di quanti avevano bisogno del suo aiuto. La sua dedizione andava oltre gli obblighi professionali e nasceva da una concezione della medicina intesa come autentico servizio alla persona. Per questo il Giornale di Vicenza, in occasione del suo novantesimo compleanno, lo definì efficacemente «cuore di apostolo, animo di poeta».
La sua vita privata fu segnata anche da dolorose prove: perse prematuramente la moglie e due figlie. Nonostante queste sofferenze, continuò a essere un padre premuroso e un animatore partecipe della vita sociale, conservando quella sensibilità che trovava espressione tanto nella professione medica quanto nella scrittura.
Il suo impegno risultò particolarmente importante nelle emergenze sanitarie che colpirono il territorio tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Il dottor Selmo affrontò con tenacia la diffusione della pellagra, malattia legata alla povertà e a un’alimentazione quasi esclusivamente basata sul mais. Si adoperò inoltre durante l’epidemia di influenza spagnola e nelle campagne contro il vaiolo, comprendendo quanto la prevenzione e le condizioni ambientali fossero decisive per la salute pubblica.
Una delle questioni più urgenti riguardava la qualità dell’acqua potabile. Pozzi poco profondi e falde contaminate potevano favorire la diffusione di gravi malattie. Selmo sostenne quindi la realizzazione di nuovi pozzi capaci di fornire acqua non inquinata, collaborando con don Luigi Mattiello, parroco di Cavazzale ed ex compagno di Seminario. Il rapporto tra il medico e il sacerdote dimostra come, davanti ai problemi della comunità, competenze sanitarie, responsabilità religiosa e impegno civile potessero lavorare insieme.
Industria, poesia e impegno civile
Girolamo Selmo visse anche le profonde trasformazioni determinate dall’industrializzazione. Seguì con particolare attenzione le vicende del Canapificio Giuseppe Roi di Cavazzale, stabilimento che modificò l’economia e la struttura sociale del paese, offrendo lavoro a numerose famiglie. Conobbe e apprezzò l’attività del marchese Giuseppe Roi, soprattutto per le opere realizzate a favore degli operai e delle classi meno abbienti.
Fu proprio il dottor Selmo a rivolgere il saluto ufficiale al marchese durante i solenni funerali celebrati nel Duomo di Vicenza il 7 dicembre 1926. Le sue parole esprimevano riconoscenza non soltanto personale, ma anche a nome della comunità: «Vale, o grande cittadino, per tutto il bene che hai fatto nel mondo, e a noi in particolare, pel tuo amore, pel nostro amore e sii benedetto».
Accanto alla medicina, Selmo coltivò per tutta la vita la poesia e la letteratura. L’amore per la natura, nato osservando il paesaggio di Montorso, continuò ad accompagnarlo negli anni trascorsi a Monticello Conte Otto. Tra i suoi principali riferimenti vi fu Giacomo Zanella, poeta vicentino profondamente legato a Cavazzale. Sebbene Selmo fosse giunto nel territorio dopo la morte di Zanella, ne raccolse idealmente l’eredità culturale, condividendone la sensibilità verso la natura, la scienza e le trasformazioni della società.
La lunga esistenza di Girolamo Selmo attraversò la rivoluzione industriale, due guerre mondiali, epidemie, povertà e profondi cambiamenti sociali. Fu testimone di un territorio che passò lentamente dalla dimensione agricola alla modernità e, come medico condotto, visse in prima persona le conseguenze di tali trasformazioni sulla popolazione.
La memoria nel territorio
Il suo nome merita di essere ricordato non soltanto per la durata del servizio prestato, ma per il modo in cui seppe esercitarlo. A Monticello Conte Otto Girolamo Selmo fu medico del corpo, confidente delle famiglie, promotore della salute pubblica e osservatore sensibile della vita comunitaria. Nella sua figura la competenza scientifica si unì alla solidarietà umana e alla poesia, lasciando l’immagine indimenticabile di un autentico medico scrittore.
Al dottor Girolamo Selmo è dedicata una via di Cavazzale laterale sud di Via Parmesana istituita con deliberazione della Giunta Municipale n. 57 del 17 maggio
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