Sacerdote, poeta, educatore e patriota
Giacomo Zanella (1820–1888)
Da Chiampo alla villetta sull’Astichello: la vita, l’insegnamento e la poesia di una delle figure più importanti dell’Ottocento vicentino.

Dall’infanzia al sacerdozio
Giacomo Zanella nacque a Chiampo, in provincia di Vicenza, il 9 settembre 1820, in una famiglia profondamente legata al lavoro. Il padre Adriano gestiva un negozio di generi vari e una filatura della lana; la madre Laura Beretta era la più giovane di quattro sorelle, andate in sposa a noti personaggi del tempo, tra i quali Francesco Rossi, Antonio Caldonazzo e Giuseppe Fusinieri.
Frequentò serenamente la scuola parrocchiale fino all’età di otto anni, circondato dall’affetto della famiglia. Il padre, riconoscendo in lui una particolare predisposizione allo studio, decise poi di fargli proseguire la formazione a Vicenza. Zanella ricordò il trasferimento, avvenuto in una nebbiosa giornata dei primi di novembre, come il distacco dal mondo protetto dell’infanzia.
Completato il primo ciclo di studi, entrò in Seminario e vi proseguì la propria formazione fino all’ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1843. Il vescovo gli affidò quindi l’insegnamento di Umanistica nel Seminario e, successivamente, nel Liceo di Filosofia. Si immatricolò anche alla Facoltà di Filosofia dell’Università di Padova, dove sostenne uno dei tre esami previsti senza tuttavia conseguire la laurea.
L’insegnamento e l’impegno patriottico
Nel 1848 Zanella sostenne la rivolta vicentina contro il dominio austriaco. Le sue idee patriottiche gli procurarono la sorveglianza e la persecuzione della polizia, costringendolo ad abbandonare l’insegnamento nel Seminario.
Seguirono alcuni anni dedicati all’insegnamento privato. Tra i giovani vicentini ai quali impartì lezioni vi fu anche Antonio Fogazzaro, destinato a diventare uno dei maggiori scrittori italiani dell’Ottocento.
Nel 1857 conseguì l’abilitazione all’insegnamento nei licei statali. Insegnò dapprima a Venezia e poi a Vicenza, dove ricoprì anche il ruolo di direttore. Nel 1862 fu trasferito al Liceo Santo Stefano di Padova, sempre con l’incarico di direttore. Dopo l’unificazione del Veneto al Regno d’Italia, nel 1866 fu chiamato per chiara fama alla cattedra di Letteratura italiana dell’Università di Padova, della quale divenne magnifico rettore nel 1871.
La crisi e una nuova stagione di impegno
Una grave crisi depressiva, protrattasi per circa tre anni, lo indusse a chiedere e ottenere le dimissioni dall’insegnamento universitario. Fu un periodo di sofferenza profonda, segnato dal silenzio e da una malinconia che sembrò allontanarlo anche dalla poesia.
Recuperata la salute, dal 1876 si aprì per Zanella una nuova stagione artistica e civile. Fu nominato ispettore delle scuole elementari di Cavazzale e sovrintendente scolastico del Collegio delle Dame Inglesi di Vicenza, dove insegnò italiano. Continuò inoltre a dirigere le scuole rurali femminili di Laghetto, quartiere di Vicenza, incarico che ricopriva già dal 1853.
Sacerdote, poeta ed educatore, Zanella considerò sempre la scuola uno strumento essenziale di crescita personale e collettiva. La sua attività didattica accompagnò così, per gran parte della vita, l’impegno letterario e quello religioso.
La villetta di Cavazzale sull’Astichello
Alla ricerca di una serenità che la vita cittadina non riusciva più a offrirgli, nel 1878 si fece costruire una villetta a Cavazzale di Monticello Conte Otto, sulla riva dell’Astichello. Si dedicò alla nuova dimora con passione, descrivendone con affetto le dimensioni raccolte.
Sul frontone fece incidere le parole latine «Datur hora quieti», cioè «sia concessa un’ora alla quiete». Il motto testimoniava l’uscita da un periodo difficile e il ritorno alla vita, alla contemplazione e alla poesia.
«Una villetta fabbricai che appena
quindici metri si dilata in fronte»
«Datur hora quieti»
La poesia dell’Astichello e gli ultimi anni
Nella villetta di Cavazzale Zanella compose la raccolta «Astichello», formata da novantasei sonetti. La natura che circondava la casa divenne materia poetica: il piccolo fiume di risorgiva lungo il quale amava passeggiare, le notti stellate e popolate di lucciole, l’aurora che imporpora il fianco delle montagne e il lento volgere delle stagioni.
Furono dieci anni di vita umile e serena. Zanella non si dedicò soltanto alla poesia e agli studi, ma offrì la propria disponibilità alle parrocchie di Polegge e Cavazzale, sostituendo il parroco quando necessario e collaborando alla predicazione e al catechismo.
Il 14 febbraio 1888 fu colto da un grave malore nella casa dell’amico Fedele Lampertico. Dopo un primo miglioramento, su consiglio dei medici tornò nella villetta di campagna, ma le sue condizioni non conobbero una ripresa duratura. Giacomo Zanella morì a Cavazzale il 17 maggio 1888.
La villetta sull’Astichello resta il luogo nel quale la sua vicenda umana, sacerdotale e poetica si lega più intimamente al territorio di Monticello Conte Otto: un rifugio di quiete che divenne spazio di rinascita e una delle sorgenti più feconde della sua poesia.
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