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Scienziato, patriota e sindaco

Cav. dott. Francesco Molon

Ingegnere, geologo, paleontologo e protagonista del Risorgimento, Francesco Molon fu sindaco di Monticello Conte Otto dal 1874 al 1881.

Ritratto del cavaliere dottor Francesco Molon
Il cavaliere dottor Francesco Molon
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Vita e legame con il territorio

Francesco Molon: scienziato, patriota e sindaco di Monticello Conte Otto

Il cavaliere dottor Francesco Molon fu una delle personalità più interessanti della cultura scientifica e politica vicentina dell’Ottocento. Ingegnere, geologo, paleontologo e patriota, partecipò alle vicende del Risorgimento, contribuì allo sviluppo delle scienze naturali e dedicò una parte importante della propria vita all’amministrazione pubblica. Dal 1874 al 1881 ricoprì la carica di sindaco di Monticello Conte Otto.

Francesco Molon nacque a Vicenza il 21 luglio 1821, figlio di Bartolomeo Molon e Anna Peretti. Dopo gli studi di ingegneria, indirizzò i propri interessi soprattutto verso la geologia, la paleontologia e l’osservazione scientifica del territorio. La formazione tecnica gli permise di studiare la struttura del suolo, gli strati rocciosi, i corsi d’acqua e i fossili custoditi nelle Prealpi venete.

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Francesco Molon e il Risorgimento vicentino

L’attività scientifica di Molon si intrecciò profondamente con il suo impegno patriottico. Durante la Prima guerra d’indipendenza partecipò alla difesa di Vicenza contro l’esercito austriaco. Il 12 maggio 1848 il Governo provvisorio veneto gli conferì il grado di capitano d’artiglieria.

Le sue conoscenze della conformazione del territorio ebbero anche un’applicazione militare. Molon contribuì infatti al posizionamento delle artiglierie sul Monte Berico, individuando i punti più adatti alla difesa della città. Dopo la caduta di Vicenza prese parte anche alla difesa della Repubblica di Venezia, che continuò a resistere all’Austria fino all’agosto del 1849.

Negli anni successivi rimase uno dei principali esponenti del movimento patriottico vicentino. Fu sorvegliato dalle autorità austriache, mantenne rapporti con figure del Risorgimento come Benedetto Cairoli e sostenne i giovani veneti intenzionati a raggiungere il Regno d’Italia per arruolarsi.

Nel 1866, alla vigilia dell’annessione del Veneto al Regno d’Italia, promosse la formazione di un battaglione composto da circa cinquecento volontari vicentini, destinato a presidiare l’area di Pian delle Fugazze e della Valle dell’Agno. L’iniziativa testimonia il ruolo mantenuto da Molon nella causa nazionale fino alla liberazione del Veneto.

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Gli studi geologici e paleontologici

Terminata la fase più intensa delle lotte risorgimentali, Francesco Molon poté dedicarsi con maggiore continuità alla ricerca scientifica. Nel 1867 realizzò una carta geologica manoscritta della provincia di Vicenza, oggi considerata una preziosa testimonianza della nascita della cartografia geologica italiana.

Nello stesso anno pubblicò Sulla flora terziaria delle Prealpi venete, uno studio dedicato ai vegetali fossili e alle antiche condizioni climatiche e ambientali del Veneto. Attraverso l’analisi dei reperti paleobotanici cercò di ricostruire il paesaggio che aveva caratterizzato la regione nelle ere geologiche precedenti.

Le sue ricerche interessarono anche i celebri giacimenti fossiliferi di San Giovanni Ilarione, nella Val d’Alpone. Molon contribuì allo studio degli strati rocciosi e dei numerosi organismi marini fossili dell’Eocene presenti nella zona, favorendo la conoscenza di uno dei più importanti patrimoni paleontologici del Veneto.

Nel 1882 pubblicò I Colli Berici del Vicentino. Sunto geologico, opera corredata da tavole geologiche nella quale raccolse le conoscenze allora disponibili sulla formazione, sulla geologia e sui fossili dei Colli Berici. Il lavoro divenne un punto di riferimento per gli studiosi che continuarono a occuparsi di questo territorio.

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Lo studio dei fiumi vicentini

Un posto particolare nella produzione scientifica di Francesco Molon è occupato dall’opera I nostri fiumi: Astico, Bacchiglione, Retrone, Brenta. Idrografia antica e moderna, pubblicata tra il 1882 e il 1883.

Il volume analizzava l’evoluzione dei principali corsi d’acqua vicentini, le modificazioni degli alvei e le trasformazioni prodotte nel tempo dall’azione della natura e dagli interventi dell’uomo. Ancora oggi il libro viene consultato dagli studiosi per ricostruire la storia del sistema idrografico della provincia di Vicenza.

Questo interesse assume particolare significato anche in relazione a Monticello Conte Otto, un territorio storicamente modellato dall’Astichello, dal Tribolo, dalle rogge e dai numerosi corsi d’acqua che hanno condizionato gli insediamenti, l’agricoltura, i mulini e le prime attività manifatturiere.

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La Società Geologica e il Club Alpino Italiano

Francesco Molon fu tra i fondatori della Società Geologica Italiana, costituita a Bologna nel 1881, e ne divenne consigliere. Alla sua morte lasciò all’associazione 25.000 lire, una somma molto considerevole per l’epoca. Per riconoscerne i meriti scientifici e la generosità, la Società lo proclamò socio perpetuo e deliberò la posa di una lapide sulla casa vicentina nella quale aveva vissuto.

Molon appartenne anche alla Regia Deputazione veneta di storia patria, alla Deputazione di storia patria per le Romagne, alla Società Veneto-Trentina di scienze naturali e a un’importante associazione scientifica parigina. Fu inoltre membro dell’Accademia Olimpica di Vicenza.

Nel 1875 divenne il primo presidente della Sezione di Vicenza del Club Alpino Italiano, della quale fu successivamente presidente onorario. Per Molon l’alpinismo non rappresentava soltanto un’attività sportiva, ma uno strumento per conoscere le montagne, osservare la natura e valorizzare scientificamente il territorio vicentino. Accanto a lui operò Paolo Lioy, naturalista, archeologo e protagonista della cultura vicentina.

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Francesco Molon sindaco di Monticello Conte Otto

Non è ancora ben chiaro il legame che Molon ebbe con Monticello Conte Otto ma ne fu Sindaco dal 1874 al 1881. Il suo mandato si collocò in una fase delicata per la storia del Comune, pochi anni dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia.

Le amministrazioni locali dovevano adeguarsi alle nuove leggi nazionali e affrontare problemi legati all’istruzione, alla viabilità, all’agricoltura, alla sicurezza idraulica, alla salute pubblica e alla modernizzazione delle infrastrutture. In questo contesto, la presenza alla guida del Comune di un uomo con una solida formazione tecnica, una vasta cultura scientifica e una lunga esperienza politica costituì un elemento di particolare rilievo.

La conoscenza della geologia e dell’idrografia doveva risultare particolarmente utile in un territorio attraversato da fiumi e rogge e frequentemente esposto a ristagni d’acqua, allagamenti e problemi di bonifica. Per conoscere nel dettaglio le decisioni adottate durante la sua amministrazione sarà tuttavia necessario approfondire i verbali del Consiglio comunale e della Giunta relativi agli anni compresi tra il 1874 e il 1881.

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Gli ultimi anni e l’eredità di Francesco Molon

Francesco Molon morì a Vicenza il 1º marzo 1885, all’età di sessantatré anni. La sua scomparsa suscitò profonda commozione negli ambienti scientifici, politici e culturali. Giacomo Zanella e Paolo Lioy gli dedicarono ricordi e commemorazioni, mentre la Società Geologica Italiana ne volle conservare ufficialmente la memoria.

Insignito del titolo di commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia, Molon lasciò un’importante eredità culturale. La sua vita riunì dimensioni solo apparentemente lontane: il rigore dell’ingegnere, la curiosità del naturalista, il coraggio del patriota e la responsabilità dell’amministratore pubblico.

Con il proprio testamento Molon lasciò alla Biblioteca civica Bertoliana una ricca raccolta composta da 879 volumi e circa 700 opuscoli, oltre a un contributo economico che permise negli anni successivi di ampliare la sezione geologica. Una parte rilevante del patrimonio storico-scientifico della Bertoliana deriva ancora oggi dalla sua biblioteca personale. Biblioteca civica Bertoliana

Il nome di Francesco Molon rimane legato a una concezione moderna e profondamente civile della conoscenza: studiare la natura non soltanto per interesse accademico, ma per comprendere, valorizzare e amministrare meglio il territorio. Durante il suo mandato a Monticello Conte Otto seppe unire lo sguardo dello scienziato all’esperienza maturata nelle vicende del Risorgimento, ponendo competenza e senso civico al servizio della comunità. Ricostruire gli anni della sua amministrazione significa quindi riscoprire una fase importante della storia comunale e comprendere come anche il nostro territorio partecipò alle trasformazioni che accompagnarono la costruzione del nuovo Stato italiano.