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Cavazzale · Origine dei nomi

Il Molino dell’Abbadia: acqua, monaci e cereali lungo l’Astichello

Lungo l’Astichello, nei pressi di Santa Maria Etiopissa, un grande edificio con barchesse raggiunge il ciglio della strada. È il Molino dell’Abbadia, memoria di un territorio nel quale vita religiosa, bonifiche e produzione agricola furono strettamente unite.

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Dall’antica abbazia alla villa padronale

Il complesso visibile oggi risale in larga parte alla fine del Settecento, quando sui resti dell’antica abbazia di Santa Maria Etiopissa venne edificata una villa padronale. Verso est emerge il campanile della chiesetta, recuperata nel Novecento grazie all’attività di un comitato impegnato nel restauro.

Le origini dell’insediamento sono state collocate in epoche molto antiche, ma la ricostruzione delle sue prime fasi rimane discussa. Il luogo fu certamente trasformato nel periodo longobardo e, dopo distruzioni tradizionalmente attribuite alle incursioni ungare, venne recuperato grazie alle famiglie locali e soprattutto ai monaci benedettini.

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Le bonifiche e i due mulini

I religiosi seppero utilizzare le acque dell’Astichello per rendere coltivabile un ambiente segnato da depressioni e terreni umidi. Tra il X e il XII secolo contribuirono alla bonifica, alla regolazione delle acque e alla diffusione delle colture.

Vicino all’abbazia sorse una comunità di persone impegnate nei campi e nei servizi collegati al monastero. La presenza di due mulini da grano dimostra la crescente importanza dei cereali. Grazie alla corrente del fiume, il raccolto poteva essere trasformato in farina, sostenendo la popolazione e l’economia rurale.

Anche Giacomo Zanella ricordò l’antica Badia nel sonetto LIV di Astichello, evocando la torre solitaria e il bronzo che non chiamava più i monaci alla preghiera. Il Molino dell’Abbadia resta così un punto d’incontro tra paesaggio, lavoro e spiritualità.

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L’Abbadia nella poesia di Zanella

Il poeta scrisse: “Dell’antica Badia più non si addita / Che l’erma torre. Quando è mane o sera, / Il bronzo più non chiama alla preghiera / Sotto l’absida eccelsa il cenobita”. I versi restituiscono un luogo nel quale la presenza monastica era cessata, ma torre, abside e paesaggio ne conservavano l’eco. I due mulini da grano garantivano la trasformazione dei cereali e richiamavano agricoltori da un’area estesa. Intorno a essi si sviluppavano percorsi, scambi e rapporti di lavoro; derivazioni e chiuse richiedevano manutenzione e accordi fra utilizzatori dell’acqua. Le ipotesi che fanno risalire un primo nucleo ai secoli IV-V e ricordano successive distruzioni attribuite agli Ungheri appartengono alla ricostruzione tradizionale. La cronologia va trattata con prudenza, perché chiesa, abbazia, villa e molino corrispondono a strutture e fasi storiche differenti.

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Il nome nella toponomastica

Al Molino dell’Abbadia è dedicata via Molino dell’Abbadia, laterale ovest di via Chiesa fino al confine con Vicenza. Fu istituita con deliberazione della Giunta n. 223 del 9 dicembre 1966.