Monticello · Origine dei nomi
Le Caselle: Monticello Conte Otto sulle vie della transumanza
Ogni autunno migliaia di pecore scendevano dall’Altopiano dei Sette Comuni verso la pianura. Il nome Caselle potrebbe conservare il ricordo delle strutture e dei terreni nei quali pastori e greggi trovavano sosta durante questo lungo spostamento stagionale.
Un antico nucleo di case rurali
“Caselle” indica generalmente un gruppo di piccole case di campagna. Secondo Giovanni Bressan, nel caso locale il termine sarebbe collegato ai ricoveri usati durante la transumanza. Il nome è attestato nella documentazione disponibile dal 1812, ma la strada e l’insediamento potrebbero essere molto più antichi. In precedenza la zona compare anche come “Contrà delle Marighe”, nel 1675, e “Contrà della Tornazza”, nel 1714.
Il pensionatico delle greggi
Durante primavera ed estate le pecore pascolavano sull’Altopiano; con l’arrivo del freddo venivano condotte a piedi lungo sentieri e mulattiere verso i pascoli di pianura. Si stima che in alcuni periodi i Sette Comuni contassero circa 200.000 pecore a fronte di una popolazione di appena 10.000 abitanti: la pastorizia aveva quindi un’enorme importanza economica.
L’accesso ai terreni era regolato dal pensionatico, il diritto di pascolo esercitato in cambio di un pagamento. Le greggi non potevano scendere prima di san Gallo, il 29 settembre, e dovevano lasciare la pianura entro l’Annunciazione, il 25 marzo.
A Monticello e Vigardolo i proventi venivano riscossi dalle famiglie Thiene e Valmarana, indipendentemente da chi coltivava i fondi. A Cavazzale, invece, gli accordi erano conclusi direttamente con proprietari o conduttori dei terreni. Le Caselle ricordano dunque un territorio inserito in un sistema economico che univa montagna e pianura.
Una migrazione stagionale organizzata
La transumanza coinvolgeva pastori, animali e una rete di percorsi consolidata dall’uso. Spostare greggi così numerose richiedeva soste, disponibilità d’acqua e accordi precisi con chi amministrava i terreni. Il passaggio portava anche benefici: oltre al pagamento, gli animali fertilizzavano naturalmente i fondi destinati alle colture successive. Le date di san Gallo e dell’Annunciazione proteggevano i cicli agricoli della pianura: a fine settembre i raccolti erano ormai conclusi, mentre dal 25 marzo iniziavano i lavori primaverili e le pecore dovevano riprendere la strada della montagna. I privilegi degli abitanti dell’Altopiano furono per secoli oggetto di trattative e controversie. Le differenti modalità di riscossione mostrano inoltre come Monticello, Vigardolo e Cavazzale, pur vicine, conservassero consuetudini proprie. Le Caselle erano quindi una tappa di un sistema economico molto più vasto, nel quale i ritmi della montagna e quelli della pianura dipendevano gli uni dagli altri.
Il nome nella toponomastica
Alle Caselle è dedicata via delle Caselle, tra via Saviabona e via Nicolosi, nel territorio di Cavazzale e in parte del capoluogo. L’atto di intitolazione non è attualmente conosciuto.
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