Monticello · Origine dei nomi
Ca’ Salbeghe: la villa dei Thiene e le reliquie del vescovo Cacciafronte
Nella campagna a est di via Morosana sopravvive il nome di Ca’ Salbeghe, antica località legata a un ramo della famiglia Thiene e a una cappella che custodì per oltre due secoli importanti reliquie.
Il significato del nome
“Ca’ Salbeghe” può essere interpretato come “case selvagge” o “case appartate”. Nel dialetto veneto salbego indica infatti, spesso in tono scherzoso, una persona riservata, poco incline ai rapporti sociali oppure abituata a vivere lontano dagli altri. Il toponimo potrebbe quindi descrivere abitazioni sparse in una campagna un tempo isolata.
La residenza dei Thiene
La località compare in diversi documenti notarili perché vi sorgeva la dimora di un ramo dei conti Thiene distinto da quello insediato presso il Tribollo. La villa sarebbe stata costruita tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. In seguito vi venne aggiunto un oratorio dedicato a san Gaetano Thiene.
Padre Francesco Barbarano attribuisce la costruzione della chiesetta al conte Marcantonio Thiene e ne indica la consacrazione nel 1630. Le fonti ricordano la presenza di reliquie di santi e beati, anche se in alcuni periodi l’edificio fu descritto in condizioni precarie.
L’urna di Giovanni de Surdis Cacciafronte
La reliquia più importante era un’urna con i resti del beato Giovanni de Surdis Cacciafronte, vescovo di Vicenza nato a Cremona intorno al 1125 e assassinato il 16 marzo 1184 dai sicari di un vassallo ribelle. Nel 1616 il vescovo Dionisio Dolfin affidò l’urna al conte Marcantonio Thiene. Essa rimase nell’oratorio di Ca’ Salbeghe per più di duecento anni.
Oggi una statua del vescovo Cacciafronte è collocata all’esterno del Duomo di Vicenza, rivolta verso piazza delle Poste. Il legame con Ca’ Salbeghe inserisce così una località rurale di Monticello in una vicenda centrale della storia religiosa vicentina.
L’oratorio nella vita della villa
Gli oratori domestici consentivano ai proprietari e al personale delle tenute di assistere alle celebrazioni senza raggiungere ogni volta la parrocchia, pur restando soggetti all’autorità ecclesiastica. La dedicazione a san Gaetano aveva per i Thiene un valore speciale, perché richiamava il più celebre membro della casata, fondatore dei Chierici regolari teatini. La consacrazione nel 1630 colloca la cappella in un anno drammatico, segnato dalla peste anche nel Vicentino, sebbene non sia dimostrato un rapporto diretto tra i due eventi. La presenza dell’urna di Cacciafronte attribuiva al luogo un rilievo superiore a quello di una semplice cappella familiare. Le successive notizie sul degrado mostrano però quanto questi edifici fossero vulnerabili quando i proprietari si trasferivano o le tenute cambiavano destinazione. Il toponimo consente oggi di ricomporre il legame fra villa, famiglia Thiene, devozione e storia diocesana.
Il nome nella toponomastica
A Ca’ Salbeghe è dedicata via Ca’ Salbeghe, laterale est di via Morosana, in aperta campagna. La denominazione è stata ufficializzata con deliberazione del Consiglio comunale n. 7 del 18 gennaio 1984.
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