Fiumi e rogge del territorio
Tribollo
risorgive, mulini e ville nel cuore del territorio
Dalle campagne fra Povolaro e Vigardolo fino al Tesina, il Tribollo attraversa luoghi centrali nella storia di Monticello Conte Otto. Le sue acque hanno irrigato i campi, segnato confini, alimentato mulini e influenzato la posizione delle ville. Nei documenti più antichi il fiume compare come un elemento indispensabile per descrivere e amministrare il territorio.
Dalle risorgive alla confluenza nel Tesina
Il Tribollo nasce da un sistema di risorgive situate fra Povolaro e Vigardolo. Attraversa Vigardolo e Monticello e riceve lungo il percorso l’acqua di corsi minori. Fra questi vi è la Degora, piccola roggia che ha origine al confine fra Vigardolo e Lupiola, scorre vicino alla chiesa di Vigardolo e confluisce più a sud nel Tribollo, perdendo il proprio nome.
Il fiume prosegue con una portata significativa fino all’antico mulino posto a nord di via Roma, vicino all’asilo parrocchiale di Monticello. In questo punto il letto si allarga, per poi restringersi e continuare verso sud. Per un tratto il Tribollo segna il confine fra Ospedaletto e Bertesina e confluisce infine nel Tesina, nella zona di Bertesinella.
In passato la portata era maggiore. A nord di via Villa Rossi e verso Lupia esistevano numerose fontane e grandi risorgive, favorite da un livello più alto della falda. La riduzione di questi apporti ha modificato nel tempo quantità e regolarità dell’acqua.
Da dove deriva il nome Tribollo?
L’origine dell’idronimo non è stata chiarita definitivamente. Una prima interpretazione lo collega al latino trivium, “incrocio di tre strade”, forse in riferimento a un punto particolare del suo corso. Una seconda ipotesi richiama invece tribulare, cioè affliggere o tormentare, e il tribulum, una slitta munita di elementi taglienti utilizzata dai Romani per la trebbiatura.
Questa seconda lettura avvicinerebbe il nome alla fatica del lavoro agricolo o al carattere un tempo più impetuoso e difficile del corso d’acqua. Si tratta comunque di proposte etimologiche: senza attestazioni linguistiche capaci di mostrare l’evoluzione del nome, nessuna può essere considerata certa.
Un fiume documentato dal Medioevo
Il Tribollo è ricordato negli atti almeno dal XII secolo, soprattutto come limite fra proprietà e comunità. Padre Francesco Barbarano lo descrisse come un corso d’acqua limpido e ricco di pesci, restituendo l’immagine di un ambiente molto diverso da quello odierno e di una risorsa importante anche per l’alimentazione.
L’acqua aveva un ruolo decisivo nell’organizzazione delle campagne venete. Andrea Palladio raccomandava di costruire le ville vicino a fiumi e rogge, utili per l’irrigazione, gli animali, le necessità domestiche e il funzionamento dei mulini. Anche il complesso di Villa Valmarana a Vigardolo sorse in stretto rapporto con il Tribollo; l’antico castello che precedette la villa era circondato da un fossato alimentato dalle sue acque.
Il fiume fu quindi parte dell’economia agricola, dell’organizzazione delle proprietà e del paesaggio signorile, unendo ambiente, lavoro e architettura.
Il nome nella toponomastica
Al fiume è dedicata via Tribollo a Vigardolo, dall’incrocio semaforico con via Villa Rossi, via Vigardoletto e via San Floriano fino all’incrocio con via San Gaetano e via Mameli.
Atto di intitolazione: deliberazione della Giunta n. 223 del 9 dicembre 1966.
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