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Commercio, allevamento e vita di paese

La Fiera di Cavazzale

Nel 1922 cittadini e amministratori delle tre frazioni unirono le forze per istituire una fiera annuale legata alla sagra di San Matteo.

Le pagine dedicate alla nascita della fiera nel volume di Davino Pesce, pubblicato nel 1922.
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Un progetto nato nel 1922

L’idea di istituire una fiera annuale a Cavazzale prese forma nel 1922. Davino Pesce, che ne fu promotore e poi segretario del comitato organizzatore, ricorda che la proposta suscitò dapprima entusiasmo in alcuni e un certo scetticismo in altri. La convinzione che una fiera ben organizzata potesse favorire il movimento commerciale del paese riuscì però, poco alla volta, a raccogliere un consenso più ampio.

La sera del 25 aprile 1922 si riunirono cittadini provenienti dalle tre frazioni del Comune — Monticello, Cavazzale e Vigardolo — e decisero di procedere con l’iniziativa. In quella stessa occasione indicarono anche la data della prima edizione: il 27 settembre 1922, il giorno successivo alla sagra di San Matteo. Da questo legame con la ricorrenza patronale deriva il nome con cui l’appuntamento è ricordato: Fiera di San Matteo.

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Perché proprio Cavazzale

Secondo i promotori, Cavazzale possedeva caratteristiche particolarmente favorevoli. La piazza offriva uno spazio adatto alla raccolta degli animali; la stazione ferroviaria, inaugurata vent’anni prima, facilitava il loro carico e il trasporto; il centro abitato poteva accogliere le bancarelle dei venditori ambulanti e disponeva di esercizi pubblici utili nei giorni di maggiore affluenza.

Anche la posizione del paese era considerata strategica. Cavazzale si trovava in una zona ricca di stalle bovine ed era vicina a Vicenza, dove arrivavano commercianti provenienti anche da località lontane. La fiera avrebbe quindi potuto mettere in contatto allevatori, mediatori, negozianti e compratori, creando nuove opportunità per l’economia del paese.

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Commercio, progresso e collaborazione

Nelle parole con cui venne presentato il progetto, la fiera non era pensata soltanto come una giornata di festa. Doveva produrre un beneficio concreto per commercianti, esercenti e agricoltori, facendo crescere gli scambi e richiamando persone nel paese. I promotori la consideravano uno strumento di progresso civile ed economico, capace di dare visibilità a Cavazzale e di sostenere le attività locali.

Il successo, tuttavia, richiedeva la collaborazione di tutta la comunità. Occorrevano il voto favorevole del Consiglio comunale, l’approvazione dell’autorità superiore e la scelta di un periodo che non entrasse in contrasto con le fiere dei paesi vicini. Servivano inoltre competenze specifiche nel settore dei mercati, il sostegno degli esercenti e l’impegno volontario di cittadini disposti a occuparsi dell’organizzazione.

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Il Comitato esecutivo «pro Fiera»

Al termine della riunione del 25 aprile venne eletto all’unanimità un Comitato esecutivo «pro Fiera» di Cavazzale. La presidenza fu affidata ad Alessandro Zocca, commerciante di bovini; Silvio Pinton, commerciante, assunse l’incarico di cassiere e Davino Pesce quello di segretario.

Ne facevano parte anche Attilio Zocca; Giuseppe Spiller, assessore di Cavazzale; Giacomo Zordan, assessore di Monticello; Giovanni Giovan Battista Belutti, assessore di Vigardolo; il dottor Girolamo Selmo; l’esercente Luciano Monticello; il macellaio Igino Grego; l’industriale Augusto Magnabosco; il mediatore Giovanni Filippi; l’agricoltore Sebastiano Saggin e Tullio Zavattiero, operaio meccanico di Cavazzale.

La composizione del comitato mostra il carattere corale dell’iniziativa: vi erano rappresentanti delle tre frazioni, amministratori, commercianti, artigiani, un agricoltore e un industriale. Particolare fiducia veniva riposta nei fratelli Zocca, conosciuti nei mercati del Veneto e chiamati a mettere la loro esperienza al servizio della nuova manifestazione.

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Una pagina della storia del paese

Davino Pesce attribuisce la buona riuscita dell’avvenimento all’impegno instancabile del comitato, al contributo degli esercenti locali e al sostegno dell’Amministrazione comunale. La nascita della fiera racconta così un momento nel quale interessi economici, spirito d’iniziativa e collaborazione tra le frazioni riuscirono a convergere in un progetto comune.

La prima Fiera di Cavazzale non fu quindi un appuntamento nato spontaneamente, ma il risultato di mesi di preparazione, mediazione e lavoro organizzativo. Istituita nell’anno successivo alla difficile stagione del primo dopoguerra, esprimeva la volontà di rimettere in movimento l’economia locale e di guardare con fiducia allo sviluppo del paese.

Le pagine qui utilizzate documentano soprattutto la nascita della manifestazione nel 1922. La durata, le trasformazioni e le edizioni successive della fiera richiedono ulteriori ricerche negli archivi comunali, nei giornali dell’epoca e nelle memorie delle famiglie di Cavazzale.

Fonte

La testimonianza di Davino Pesce

La ricostruzione è basata sul capitolo «La Fiera» del volume di Davino Pesce dedicato alla storia di Monticello Conte Otto, pp. 51–54, pubblicato nel 1922. Pesce non fu un osservatore esterno: promosse l’iniziativa e ricoprì l’incarico di segretario del Comitato esecutivo «pro Fiera». La sua è quindi una testimonianza diretta, preziosa per conoscere intenzioni e protagonisti, da leggere tenendo conto del suo coinvolgimento personale nel progetto.

La relazione sull’utilità della fiera e l’inizio dell’elenco del Comitato esecutivo «pro Fiera», pp. 52–53.
La conclusione dell’elenco del comitato e il riconoscimento dell’impegno profuso per la manifestazione, pp. 54–55.